14 aprile 2010
Milano, in questi giorni, è invasa da persone e colori ed eventi di ogni tipo. E' lo splendido rito del Salone del Mobile, con i suoi eventi, i suoi lustrini e i suoi luccichii.
Milano si fa bella e mostra al mondo e all'Europa la sua faccia più bella.
Ma l'apparenza inganna. E saremmo ipocriti a non dirlo.
Milano fino a qualche anno fa era la capitale del divertimento, dell'arte e della cultura.
La Milano del 2010 è molto diversa e nel vero "fuori salone", quello quotidiano, quello di ogni giorno che vivono i milanesi, la realtà parla una lingua molto diversa:
Milano è una città che lentamente muore. (E neanche troppo lentamente):
L'esercito nelle strade stride pesantemente con l'immagne della città dell'arte della cultura del design e del divertimento.
I graffiti, espressione dell'arta metropolitana sono trattati come reati contro la morale pubblica ed i migliori artisti da strada sono sotto processo per volontà dell'amministrazione comunale.
Intere zone di Milano sono abbandonate a loro stesse. Via Padova addirittura è sotto coprifuoco, triste parola che ci rimanda alla paura dei tempi del fascismo.
La precarietà delle esistenze giovanili, compreso l'aspetto dei costi delle case e dei servizi, rendono la vita nella città sempre più impossibile, tanto che 15,000 under 30 hanno lasciato la città per l'hinterland nell'ultimo anno. Senza contare le migliaia di studenti obbligati ad emigrare in altre città o all'estero.
Spazi di aggregazione giovanile (locali, circoli, spazi sociali) sono vittime di un attacco violento e virulento, che porta alla loro chiusura uno dopo l'altro. Negli ultimi mesi sono stati almeno 21 i luoghi di e per giovani che hanno subito chiusure per normative troppo ferree o per cavilli burocratici che ignorano completamente i bisogni dei cittadini. Tutti locali dell'alternativa, ossia quelli che accolgono quei ragazzi e quelle ragazzi che non si trovono a loro agio nella classica movida milanese di Via Como e dei Navigli. Decine, centinaia di giovani dj, baristi, promoter, tecnici lasciati a casa senza remore. Ma anche migliaia di giovani che vogliono solo incontrarsi e divertirsi privati dell'opportunità di esprimersi
Si può, ora, fare atto di verità e svelare l'inganno?
Si deve oggi dire alla città e ai turisti che Milano è in sofferenza, non è quei luccichii di qualche giorno del Salone del Mobile.
Si deve esigere, finalmente, che la politica cittadina, il sindaco Moratti, l'assessore Terzi, e tutti coloro che hanno a cuore i milanesi e Milano incomincino a prendersi carico di questa città. Fino ad ora l'hanno repressa. Oggi devono incominciare a coccolarla.
Rovyna è in strada e in campo per questo. Sensibilizzare e spiegare a chi non vede quello che sta succedendo. Parlare a questa città, che deve ricominciare a raccontarsi per quello che è, e non più per quello che vorrebbe essere, è stata, o alcuni dicono che è.
Una nuova narrazione, realistica di questa città è il punto di partenza per dimostrare di amarla. L'amore non passa mai per l'inganno.
Da domani in giro per il Salone del mobile Rovyna dirà con semplicità queste cose ai turisti, in inglese con dei cartelli.
Da settimana prossima si troverà con altri per decidere come muoversi per difendere e rilanciare locali e spazi di aggregazione.
Tutti i giorni sarà in strada per parlare a questa città, con un grido di aiuto e con un sussurro di speranza.
Luca - Rovyna una degli altri – fabbrica di nichi