22 luglio 2010
Giovedì 15 luglio in una caldissima serata estiva SEL ha promosso nella freddissima (naturalmente per l'aria condizionata e non per il clima politico) sala del Consiglio Regionale il seminario "La squola che verrà" dedicato ad approfondire i temi del sistema della conoscenza, delle proteste contro la Gelmini di questi mesi e di quali idee per la scuola e l'università vi si possono contrapporre da sinistra.
Questo ultimo aspetto di proposta, rinnovamento e trasformazione della nostra "filiera della conoscenza", come l'ha definita Alfia Nicotra dell' FLC-CGIL, senza limitarsi a difendere l'esistente è quello che più appassiona i nostri ospiti e su cui maggiormente si sono concentrati i loro interventi.
L'attenzione alla costruzione di un'alternativa moderna, credibile e di sinistra sul tema dei saperi ricorda molto la "domanda di buona politica che oggi è anche domanda di futuro" che Vendola racconta al termine degli Stati Generali delle fabbriche di Nichi.
Gli interventi degli ospiti hanno guardato alla scuola da varie angolature: il sindacato, il movimento Retescuole nato durante le proteste di quando ministro dell'istruzione era la nostra attuale sindaco, chi in università studia e chi invece ci lavora.
Diverse angolature ma molta sinergia nel proporre la centralità del tema scuola nell'agenda politica, nell'insistere sul ripartire dalla cultura e dalla formazione per ridare al Paese una speranza di mobilità sociale e di rinnovamento culturale e tecnologico oltreché un maggior senso di civismo e capacità critica dei cittadini, nel difendere con forza scuola e università dalle riforme a costo zero con cui la Ministro Gelmini le sta martoriando senza però esimersi dal sottolineare le tante mancanze del nostro sistema formativo e la necessità di un proposta riformatrice alternativa.
Come ci hanno ricordato Ilaria Benzi (studentessa) e Cristina Tajani (ricercatrice universitaria e componente del FLC CGIL) essere conservatori dello status quo diventa pressoché impossibile in relazione al nostro sistema universitario che ben prima della Gelmini vive spesso di baronie, di una riforma del 3 + 2 i cui scarsi benefici sono ormai evidenti, in cui le eccellenze non vengono valorizzate e il diritto allo studio "ai capaci e ai meritevoli" non è garantito affatto.
In particolare a Milano città con numerosi poli universitari ma incapace di attuare politiche efficaci per gli alloggi, la mobilità, l'accesso ai servizi e ai saperi dei tantissimi studenti fuori sede.
E così molti dei nostri ricercatori formati dal nostro sistema scoloastico finiscono per subire, e non scegliere, l'andare a lavorare all'estero.
Paolo Limonta e Antonella Loconsolo di Retescuole ci hanno ricordato le tante battaglie che anche quest'anno hanno mobilitato numerosi genitori e insegnanti delle scuole primarie e che riprenderanno certamente a settembre quando, ahinoi, i tagli di Gelmini e Tremonti si renderanno evidenti alla riapertura delle scuole.
Patrizia Quartieri ha raccontato di come Letizia Moratti continui anche da sindaco nell'opera di d-istruzione pubblica con l'impoverimento dell'offerta pubblica di nidi, materne, scuole civiche e di tutti i servizi scolastici gestiti dal comune come la ristorazione, il sostegno, la facilitazione culturale.
Il quadro che ne esce è decisamente preoccupante, oltre alle cattive notizie ci portiamo però a casa l'inizio di un ragionamento su quali potrebbero essere alcune fondamenta di un sistema di formazione che sappia valorizzare le eccellenze e dare opportunità di qualità a ciascun studente e la promessa di riprendere a settembre, come ci è stato sollecitato da Alfia Nicotra con la seconda puntata de "LA SQUOLA CHE VERRA'" intitolata "LA SCUOLA CHE VORREI".
Perché anche un sondaggio recentissimo di SWG indica che tra le priorità di cui si dovrà occupare il nuovo sindaco di Milano ci sono la ricerca, la formazione e l'università.